sabato 20 settembre 2008

Taciti rivoluzionari

< Un uomo si interrogava sul suo essere libero e si smarrì nei propri pensieri. "Ah - disse - possiamo fare tutto ciò che vogliamo tutte le volte che non vogliamo fare nulla". Attenti! Appena entriamo nell'azione vi troviamo un miscuglio orribile di determinismo e di casualità >.

< Si sono visti schiavi soffrire per essere stati liberati e si vedono popoli disorientati di esser restituiti a se stessi che nel più breve tempo possibile tornano a darsi dei padroni. Accade anche che tali popoli siano tra i più colti e i più intelligenti della loro epoca >.

Io trovo formidabile questi pensieri e tanti altri disseminati in libri della metà del secolo. In particolare l'ultimo tra quelli che ho citato, quello sulla libertà e sul'indipendenza che spingono molti popoli a cercarsi in fretta un padrone cui delegare il potere. Questo fenomeno è particolarmente visibile in tutta la storia italiana dopo la caduta dell'antico impero di Roma. La nostra è stata una lunghissima vicenda di secoli nel corso dei quali abbiamo sempre cercato o tollerato di esser servi pur di non fare la fatica di gestire la nostra libertà e le responsabilità che ne derivano. Forse è proprio questo desiderio di regredire ad una fanciullezza collettiva e collettivamente irresponsabile ad aver favorito la nascita d'una casta detentrice del potere in nome di tutti. Anzi di molte caste, di molte mafie, di molte confraternite, ciascuna con le proprie regole, il proprio codice, il proprio "boss" e padrone. Di tanto in tanto sentiamo anche la tentazione di riappropriarci della nostra libertà responsabile, ma finora questi conati sono durati breve tempo; subito dopo quel male antico ha ripreso possesso di noi.

In questi giorni siamo nuovamente di fronte ad una di quelle occasioni. Se fosse colta sarebbe non una svolta ma una rivoluzione.




Eugenio Scalfari

Nessun commento: